Su homo poeticus

Mi chiedo: che cosa significa oggi cercare di difendere l’essere umano come Homo politicus e allo stesso tempo Homo poeticus? Una possibile risposta alle mie ansie l’ho trovata rileggendo alcuni saggi di Cornelius Castoriadis, un grande filosofo di origine greca, giunto in Francia negli anni ’40. Quando abitavo a Parigi, a volte andavo ad ascoltare le sue conferenze. Il loro denominatore comune era l’arte, la funzione cosmica dell’opera d’arte, nel senso greco di figlia di Cosmos. Cosmos, da Omero a Aristotele, vuol dire un mondo in cui le parti si tengono reciprocamente insieme: un ordine precario fatto di elementi eterogenei sospesi nel Caos. Cosmos significa l’emergere della forma di fronte alla presenza incessante, e quasi sempre vittoriosa, del Caos. Che cos’è che ci fa emergere dal Caos? L’immaginazione, risponde Castoriadis. Ogni creazione nasce dall’immaginazione, che ha tuttavia le sue radici nel Caos, come se il Caos attendesse una volontà immaginativa capace di trasformarlo in Cosmo. Quanto alle società, tale volontà si chiama «politica». Homo poeticus è Homo politicus!

Massimo Rizzante

www.massimorizzante.com

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